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Torino, Autunno 2023
La diciannovesima edizione di Torino Spiritualità, da poco conclusa, ruotava intorno al tema della morte: “Agli assenti” era infatti il titolo. Oggi parliamo di due grandi “assenti” che non hanno scritto dei libri, ma vivono dentro ai libri e soprattutto abitano, per sempre, nei nostri cuori. Due “assenti” che non hanno frequentato Torino casualmente o saltuariamente, ma che a Torino hanno vissuto e che hanno contribuito a rendere grande Torino nel mondo, e che ci hanno lasciato troppo presto. Gaetano era nato a Cernusco sul Naviglio il 25 maggio 1953 e dopo un paio di stagioni all’Atalanta ha sempre e soltanto militato nella Juventus. Paolo invece era nato a Prato il 23 settembre 1956 e, cresciuto nel Lanerossi Vicenza, la squadra che l’ha reso celebre, ha militato nella Juventus dal 1981 al 1985. Scirea e Rossi: due straordinari campioni che hanno saputo abbinare, nella loro breve vita, alla classe cristallina, l’umiltà, la simpatia, la riservatezza. Un cumulo di doti sempre più difficili da trovare e, soprattutto, sempre più difficili da trovare riunite nella stessa persona.
Il destino li ha voluti vicini, e protagonisti, anche in una delle notti più tristi non soltanto del calcio mondiale, ma dello sport tutto
Per chi, nei primi anni ‘80, come me aveva vent’anni o poco più, loro due sono stati protagonisti (e che protagonisti!) di quella straordinaria e commovente impresa che è stata la conquista del Mondiale del 1982. Impresa culminata con la vittoria contro la Germania per 3 a 1 nella storica finale del Santiago Bernabeu, ma iniziata soltanto qualche giorno prima con l’altrettanto storica vittoria contro il Brasile forse più forte di sempre per 3 a 2. Chi non ricorda che in quella partita i 3 gol italiani furono tutti realizzati da Paolorrrrossi! Quel Pablito che, reduce dalla squalifica a seguito dello scandalo del calcio scommesse, al Mondiale non ci doveva neanche andare e che solo grazie all’ostinazione di Enzo Bearzot fu convocato e schierato fin dalla prima partita. Benché non interpretassero i loro rispettivi ruoli (libero e centravanti) in modo del tutto tradizionale, sul campo occupavano spazi distanti con compiti opposti: Gaetano l’ultimo baluardo, prima del portiere, a difesa della propria rete; Paolo il guastatore che, muovendosi come un furetto, la rete (quella avversaria) la bucava implacabilmente. Accomunati entrambi da una dote che nel calcio fa la differenza: quella di sapere sempre un attimo prima degli avversari dove finirà la palla. Il destino li ha voluti vicini, e protagonisti, anche in una delle notti più tristi non soltanto del calcio mondiale, ma dello sport tutto: il 29 maggio 1985, a Bruxelles, insieme vinsero la coppa che la Juve inseguiva da sempre nella tragica notte dell’Heysel. E quello stesso destino se li è portati via troppo presto, lasciandoci un po’ più tristi e un po’ più soli. Gaetano se n’è andato in un incidente d’auto a Babsk in Polonia il 3 settembre del 1989, a soli 36 anni, e ora riposa nel cimitero di Morsasco, in provincia di Alessandria, paese d’origine di sua moglie Mariella. Paolo ci ha invece lasciati il 9 dicembre 2020, sconfitto da un tumore ai polmoni, e ora riposa nel cimitero di Bucine in provincia di Arezzo. Entrambi sono stati inseriti nella Hall of Fame del calcio italiano ma, soprattutto, sono inseriti in pianta stabile nel cuore di chiunque ami il calcio e lo sport. Gaetano Scirea il difensore che non ha mai subito un’espulsione perché se arrivi sul pallone un attimo prima dell’avversario non servono gesti scomposti, e Paolo Rossi, l’uomo che ha fatto piangere di dolore il Brasile e di gioia l’Italia, perché se arrivi sul pallone un attimo prima dell’avversario diventi imprendibile.